Il seguente brano non é farina del mio sacco: ho solo rielaborato delle vecchie fotocopie anonime arrivate chissà come da chissà dove alquanti anni fa.
Quanto esposto é però meritevole di attenzione e mi permetto di raccomandarne la lettura.

Due esempi diversi di come si può “impostare” una vita: non é male il pensarci un pò.

1- Le memorie di Gaia

Sono nata in un bellissimo giorno di molti anni fa da una mamma stupenda ed un papà che mi ha seguita passo passo attraverso l’infanzia, la fanciullezza.
La mamma mi raccontava che la gravidanza era stata tranquilla: non aveva dovuto prendere farmaci, con un pò di sacrificio aveva smesso di fumare per non danneggiarmi, ed aveva mangiato un pò di tutti i cibi, cercando quelli più “naturali”, per favorirmi. Aveva rifiutato di prendere la gravidanza come se fosse una malattia e aveva ridotto al minimo, talvolta rifiutato, ecografie ed esami vari.
Il giorno del parto papà ha voluto assistere e, raccontava la mamma, si raccomandava col medico affinché i tempi del parto non fossero “pilotati” da farmaci ma che tutto avvenisse in modo naturale e sereno, senza ventose o forcipi ecc. E così fu.
Nacqui con un bel vagito e tutto andò secondo le regole naturali. La mamma, per mia fortuna, aveva sufficiente latte per cui sono stata allattata al seno (per oltre 6 mesi), o meglio ai due seni alternativamente così che ho ricevuto la giusta stimolazione dei muscoli della lingua, labbra e guance, in modo naturale. Dopo circa un paio di mesi avevo acquisito sufficiente tono muscolare per riuscire a tenere la testa sul collo.
Il papà ha suggerito di non farmi usare troppo il “succhiotto” per non alterare la morfologia della bocca.
Attorno al quinto mese mi sono spuntati i primi dentini da latte, prima gli incisivi superiori e poi gli inferiori e così ho impostato la futura organizzazione occlusale. Quasi contemporaneamente, attorno al sesto mese, ho acquisito sufficiente tono nei muscoli del tronco e del bacino da poter stare adeguatamente seduta.
Successivamente, in modo del tutto istintivo, mi sono messa sul pavimento a “quattro zampe” e prima dondolandomi da ferma e poi, acquistando sicurezza, ho cominciato a “gattonare”… mano destra – ginocchio sinistro e viceversa, come un gattino.
Mio padre si raccomandava con la mamma di lasciarmi fare e di non provare a mettermi sui due piedi: l’avrei fatto spontaneamente quando il mio apparato muscolare fosse stato pronto: il gattonamento serviva a maturare un migliore sviluppo neuro-muscolare generale ed una corretta deambulazione controlaterale.
Per qualche tempo ho continuato a gattonare mentre mi spuntavano i primi molarini, e poi, un bel giorno, mi sono aggrappata alla sedia e ho provato l’ebbrezza di stare su due piedi.
Attorno ai 10-11 mesi, all’inizio con qualche incertezza e poi con sempre maggiore fiducia, ho iniziato a camminare, però muovendo solo le gambe, senza la coordinazione delle braccia.
Intanto erano spuntati anche i canini, riuscivo a vedere e seguire con gli occhi tutti i movimenti di chi mi stava vicino e cominciavo a sentirmi veramente sicura sulle gambe.
La mamma faceva notare a papà che, quando camminavo, buttavo le punte dei piedi in dentro ma il papà la rassicurava dicendole di avere pazienza perché tutto il Sistema neuro-muscolare non era ancora bene organizzato.

Verso i tre anni mi sentivo veramente “a posto”. Camminavo bene coordinando le braccia, avevo 20 dentini, deglutivo correttamente il cibo, vedevo e sentivo benissimo tutto quello che mi accadeva attorno (anche se non lo facevo capire ai “grandi”) ed i piedi poggiavano “bene” in terra.
Il primo stadio dell’organizzazione funzionale era così completato e adesso mancava solo il “collaudo” che facevo abbondantemente correndo e schiamazzando a più non posso.

Attorno ai cinque anni, con la maturazione dell’emisfero cerebrale dominante, il mio corpo era pronto per la seconda fase dell’organizzazione funzionale che inizia con la permuta dei denti da latte e finisce con lo sviluppo.
Purtroppo, nel frattempo, un molarino si era cariato ed il papà mi ha portato dal suo dentista che me lo ha otturato, non con l’amalgama che contiene mercurio, ma con della resina più innocua. Non ho avuto paura perché il dentista era gentile, scherzava ed ha aspettato che fossi pronta a tenere la bocca aperta. Dai 5 agli 11 anni la mia vita é trascorsa serena, mangiavo di tutto, studiavo, facevo sport e suonavo il pianoforte. Naturalmente, come tutti i bambini, ho avuto le classiche malattie esantematiche che ho superato senza problemi e quasi senza farmaci. Così pure ho superato le varie malattie “da raffreddamento” che ogni tanto mi capitavano e che mio padre attribuiva alla maturazione del mio sistema immunitario che interagiva con l’ambiente: così tranquillizzava mia mamma ed evitava che fossi rimpinzata di antibiotici e simili.

A 12 anni ho avuto il mio primo ciclo mestruale (menarca) ed ho cominciato a crescere.
I denti erano nella posizione giusta, vista ed udito erano ottimi, ho trascorso l’adolescenza senza guai di salute e a 20 anni ero proprio una “bella ragazza”, come dicevano gli ammiratori….

Avendo avuto un’ottima organizzazione funzionale da bimba, il mio organismo funzionava come un orologio. Il clima familiare sereno e l’affetto che mi ha sempre circondata hanno plasmato in me anche un buon carattere.

Mi sono sposata, ho avuto due figli e la vita è strascorsa serena.
Ho sempre fatto tesoro dei consigli di papà: scarpe comode che non rovinassero i piedi, igiene dentale, prodotti cosmetici naturali, attività fisica, dieta varia e genuina prediligendo proteine e grassi vegetali piuttosto che animali.
Attorno ai 40 anni ho perso due molari. Mio padre mi raccomandò di andare subito a sostituirli con un paio di ponti o impianti, per evitare che i denti vicini si inclinassero. Questo avrebbe alterato i giusti contatti tra i denti e indotto alterazioni neuromuscolari che, senza che me ne accorgessi, avrebbero disorganizzato l’armonia di tutto l’organismo.

Verso i 50 anni é iniziata la menopausa ed ho rifiutato di applicarmi i cerotti agli estrogeni, consigliati da molti ginecologi, per ritardarla o per prevenire l’osteoporosi.
Papà, consultato sulla questione, tagliò corto: “Come non è consigliabile dare ormoni per anticipare il primo ciclo mestruale di una ragazzina, così non è consigliabile usare ormoni quando cessano le mestruazioni”. In entrambi i casi, in assenza di patologie “gravi”, si tratta di fenomeni normali e regolati dalla “intelligenza innata” della Natura.

Dopo qualche anno ho dovuto usare gli occhiali perché cominciavo a sentirne il bisogno.
Ho scartato le lenti bifocali o multifocali (che spesso creano problemi cervicali) ed ho optato per due paia di occhiali: uno per leggere e l’altro per vedere lontano.
Naturalmente sono stata molto attenta a che anche la montatura fosse corretta.

Verso i 60 anni, per un certo periodo, ho sofferto di fastidiosi mal di schiena.
Le piccole variazioni dei muscoli posturali, indotte dai lievi ma ricorrenti stress fisici o emozionali o metabolici, accumulandosi con gli anni, avevano evidentemente raggiunto la “massa critica” ed il mio corpo reclamava aiuto.
Dopo qualche manipolazione vertebrale ho dovuto ricontrollare i miei ponti in bocca ed il dentista ha dovuto correggere alcune imprecisioni: infatti anche l’assetto della mandibola era cambiato.
Sorprendentemente ho dovuto, per le stesse ragioni, correggere anche le lenti degli occhiali.
Non ho più avuto alcun dolore.

Negli anni successivi ho frequentato spesso il dentista che, conoscendo i concetti di mio padre, è sempre riuscito a mantenere un buon equilibrio occlusale attraverso protesi che, a 72 anni, erano mobili.
Naturalmente non le tolgo di notte e le porto a ribasare ogni anno.

Non ho mai fatto molto uso di farmaci ed ho seguito preferibilmente i consigli del mio omeopata e le terapie naturali.
Ora, a 75 anni, sono una nonna felice e, non avendo particolari guai fisici, riesco a seguire con gioia i miei tre nipotini.

2 – Le memorie di Dolores

Sono nata lo stesso giorno della mia amica Gaia, anch’io ho avuto una mamma adorabile ed un papà che mi hanno seguita attentamente attraverso l’infanzia, la fanciullezza e, finchè hanno potuto, l’età matura.
La mamma mi raccontava che la gravidanza ed il parto erano andati bene ed ero nata del peso di circa 4 kg. Per paura del dolore, aveva chiesto un parto “pilotato” ed in anestesia locale.

La mamma ha potuto allattarmi solo il primo mese, poi, avendo perso il latte, ha dovuto ricorrere a quello artificiale.
Papà la rassicurava dicendole che oggi si riesce a produrre artificialmente del latte del tutto identico a quello materno.
Verso i 7-8 mesi, dopo aver percorso tutte le tappe di crescita già descritte per Gaia, siccome stavo già seduta bene e cominciavo a gattonare, uno zio, un giorno venne a casa con un bel regalo per me: un girello.
Tenendomi aggrappata ai bordi riuscivo anche a tenermi in piedi e, pian piano, ho imparato a trascinarmi per la casa sostenendomi al mio regalo. Era divertentissimo ed anche la mamma era contenta perché così non mettevo le mani per terra, dove camminavano tutti, e poi non rischiavo di farmi male cadendo.
Per 3-4 mesi ho imparato a camminare così, senza aver prima gattonato, memorizzando un equilibrio falsato dall’appiglio del girello!
Verso i 12 mesi non ho più voluto il girello: riuscivo a trotterellare abbastanza bene da sola, sulle mie gambe. Fu allora che la mamma notò che le gambe erano un po’ arcuate (vare) e “buttavo in dentro” le punte dei piedi.
Il papà mi fece confezionare delle belle scarpette ortopediche per correggere il “difetto”.

Il tempo trascorse non molto sereno perché ogni tanto accusavo qualche disturbo di digestione che il papà attribuì a qualche non meglio precisata intolleranza a qualche cibo (latte?) e dovevo assumere molti antibiotici per le frequenti otiti e tonsilliti.
A tre anni ero una bambina vivacissima, forse anche troppo a detta della mamma. Finalmente riuscirono a togliermi il succhiotto che avevo usato fin dai primi giorni di vita. Mangiavo moltissime merendine e caramelle che amici, parenti e conoscenti mi offrivano in abbondanza.

Verso i 5 anni mi tolsero le scarpette ortopediche e mi lasciarono finalmente libera di indossare le scarpe che volevo.
Le gambe sembravano un po’ più dritte e non buttavo più la punta dei piedi indentro. Papà ne fu felice.
Nel frattempo mi si erano cariati diversi dentini che furono chiusi in amalgama perché era un materiale più durevole.
Poiché ero delicata di stomaco, dovevo stare attenta a quello che mangiavo o bevevo.
Quando avevo 8 anni la maestra consigliò mio padre di farmi controllare la vista perché sembrava che non ci vedessi bene. Infatti mi prescrissero delle lenti.
Ricordo che durante le lezioni di ginnastica era un disastro: quando correvo o saltavo le mie gambe erano “di burro” e, alla sera, le caviglie e la schiena erano indolenzite.
Papà suggerì di farmi fare del nuoto e divenni una brava nuotatrice.
Verso i 12 anni, avevo la dentatura permanente che non era del tutto regolare e fui portata da un bravo ortodontista che, dopo avermi tolto due premolari, mi mise un apparecchio per spostare i denti: lo portai per tre anni.

In quel periodo avevo frequenti mal di testa e saltuari dolori un po’ dappertutto.
A scuola ero svogliata e papà cercava di stimolarmi con garbo ad essere più responsabile.
Attribuiva i miei malanni ad una eccessiva emotività e tensione nervosa.

Tolto l’apparecchio ortodontico i denti sembravano più allineati e il papà ringraziò il dentista per la sua competenza.
A 15 anni ero già alta un metro e settanta ma, purtroppo, ero cresciuta troppo velocemente ed avevo un po’ le spalle curve (cifosi).
Dicevano che quel vizio posturale era dovuto al mio carattere eccessivamente timido ed introverso e secondo papà avevo assunto quelle posizione perché, avendo sviluppato un bel seno, curvavo le spalle per farlo notare di meno.
Mi venne consigliata ginnastica correttiva e ancora nuoto.

La mia fanciullezza trascorse con i soliti mal di testa, occasionali dolori diffusi e mal di pancia (colite?).
I cicli mestruali erano molto irregolari e dolorosi. Il mio carattere non era dei più brillanti ed alternavo spesso momenti sereni ad altri di rabbia o di tristezza.
Facevo frequente uso di farmaci che mi davano un po’ di sollievo e il ginecologo, per un paio di anni, mi fece prendere degli ormoni per regolarizzare il ciclo.

A 24 anni mi sono sposata, ho avuto due figli ed entrambe le gravidanze sono state travagliate. Infatti non riuscivo a portarle a termine ed ho dovuto subire del “cerchiaggi” all’utero e a rimanere sdraiata a letto negli ultimi mesi.
Questo veniva attribuito alla debolezza dei muscoli ventrali e degli adduttori oltre che a una inadeguata funzione ormonale.
Dopo i parti ho sempre sofferto di mal di schiena. Dalle radiografie risultò “Modesta scoliosi destro-convessa con iniziali processi artrosici ed abbassamento dello spazio discale tra L5-L4. Bacino asimmetrico (dx 1 cm più basso del sx). Cifosi dorsale e raddrizzamento della lordosi cervicale”.
Mi furono suggeriti cicli di ultrasuoni, massaggi, tanta ginnastica e antidolorifici al bisogno.
Mi fecero mettere anche un rialzo di 1 cm sotto il tallone destro.

Verso i 40 anni mi operarono ai piedi per alluce valgo e subii l’isterectomia (asportazione dell’utero) a causa di alcuni fibromi.
Per molti anni il ginecologo mi ha dato cure ormonali per prevenire l’osteoporosi.
La schiena e la testa mi hanno sempre dato fastidio ed ho avuto anche una sciatica alla gamba destra. Mi fecero fare una TAC dalla quale risultò una grossa ernia discale (L5-S1) ed alcune protrusioni.
Ho dovuto essere operata.

Il dolore alla gamba passò, ma quello alla schiena rimase. Venni sottoposta a tutte le possibili terapie fisiche e farmacologiche (cortisone compreso) ma purtroppo senza successo. Adesso però il mio stomaco ed il mio fegato non sopportano più alcun farmaco.
Alla fine mi sono rassegnata. Nel frattempo avevo perso molti denti ed ho dovuto mettere delle protesi dentali. Ho portato occhiali sempre più spessi ed ho anche una cataratta all’occhio destro. Ho fatto anche sempre più fatica a trovare delle scarpe comode che mi permettessero di camminare senza troppi dolori ai piedi.
Tralascio di annoiarvi con le mie sempre più frequenti crisi depressive e relative deludenti cure.

A 65 anni ho avuto un intervento all’anca destra dove mi è stata applicata una protesi. Ho la colonna vertebrale molto artrosica ed osteoporotica e devo portare un busto rigido.
Non riesco più a camminare se non con un bastone e per brevi tratti.

Ora che ho 75 anni posso dire che la mia vita è stata una “valle di lacrime”e spesso mi auguro che tutto ciò possa avere termine presto!
Ieri ho parlato al telefono con la mia amica Gaia che non sentivo da anni.
Mi ha spiegato, sentendo i miei guai, che avevo vissuto l’intera vita secondo schemi funzionali indotti arbitrariamente e non naturali e spontanei: l’appoggio podalico non aveva mai potuto maturare adeguatamente perché mi avevano messo le scarpine ortopediche, la mia deambulazione non era mai stata sincronizzata perché non avevo gattonato abbastanza e la memoria posturale dell’appoggio dentale era stata scombinata dall’ortodonzia.
Con una simile disorganizzazione afferente anche il mio equilibrio metabolico, ormonale e psichico ne aveva risentito!
La mia macchina fisica, in pratica, non aveva mai funzionato secondo i meccanismi innati e correttamente maturati durante l’infanzia.
La battaglia del mio corpo contro la forza di gravità era stata impari.!
Peccato!