gnatologia

Senza denti....

La “Gnatologia” è una branca dell’odontoiatria che studia la dinamica mandibolare ponendo particolare attenzione all’articolazione temporo-mandibolare (ATM) ed ai rapporti tra le arcate dentarie.
Almeno una volta al minuto il Sistema Nervoso (SN) manda l’impulso a deglutire ed in questo atto i muscoli trascinano automaticamente la mandibola a serrarsi in modo da ottenere il maggior numero possibile di contatti stabili tra le due arcate.
La deglutizione è il movimento più importante della dinamica mandibolare e rappresenta, di norma, l’unica occasione in cui i denti entrano strettamente in contatto tra loro: nella masticazione il contatto è a sfiorare, con movimenti trasversali, o è mediato dall’interposizione del boccone.
Normalmente il tragitto della mandibola in deglutizione è rettilineo e le cuspidi dentarie vanno ad alloggiarsi direttamente nelle fosse dei denti antagonisti.

Se, per una qualsiasi ragione, l’ingranaggio tra le arcate non è corretto, la mandibola, nella ricerca di contatti stabili, verrà automaticamente trascinata lungo i piani inclinati delle cuspidi dentali ed il movimento perderà la sua verticalità per acquistare componenti trasversali. Lo stesso avviene quando mancano i denti: la mandibola tende a sbandare, come se andasse alla ricerca dei contatti mancanti.
Col tempo, l’impulso neuro-muscolare errato viene “imparato” dal cervello, che lo ripeterà automaticamente, con evidente sbandamento mandibolare, quando si fanno i movimenti di apertura e chiusura della bocca. Contemporaneamente comincerà una lenta modificazione anatomo-funzionale delle ossa articolari, per adattarsi alla nuova situazione.
Nei casi estremi si giungerà all’artrosi.

D’altro canto, se i muscoli di un lato hanno, per qualsiasi ragione, un tono diverso da quelli del lato opposto, l’impulso che trascina la mandibola alla ricerca di contatti stabili sarà viziato, fin dall’origine, da componenti trasversali che, scaricandosi sui denti, potranno determinare, col tempo, spostamenti in varie direzioni, abrasioni o mobilità dentaria.
I principali elementi della dinamica mandibolare sono il tono muscolare, le due variabili dell’ingranaggio dentale rappresentate dalla forma dei denti e dalla loro collocazione, e l’assetto delle ossa craniche. Ciascuno di questi fattori può esser all’origine di una patologia che si manifesta con l’insorgere di rumori articolari che, talora ma non obbligatoriamente, sono accompagnati da dolori e/o limitazioni del movimento. Le variazioni a carico di una componente, prima o poi, influenzano inevitabilmente tutte le altre.

E’ un luogo comune dire che i denti servono per masticare e per sorridere, ma non è tutto qui: negli ultimi anni, sulla base di osservazioni cliniche, è stata valutata l’importanza della mandibola quale elemento posturale. Essa ha, in un certo senso, la funzione della sbarra dell’equilibrista ed una sua scorretta posizione in relazione alle ossa mascellari può essere causa o effetto di scompensi del tono muscolare in tutta la persona.
In altri termini, se abbiamo male ad un piede o alla schiena, ecc. il nostro modo di stare in piedi, osservato dietro al filo a piombo, non sarà perfettamente verticale e la mandibola tenderà a dislocarsi. Analogamente accadrà di non essere perfettamente verticali se la mandibola non articola bene con i mascellari.

I difetti di posizionamento della mandibola si limitano spesso a frazioni di millimetro che hanno tuttavia un effetto assai rilevante a livello neuro-muscolare. In questo contesto aumentano dunque le responsabilità dell’odontoiatra che, nell’eseguire otturazioni o protesi o interventi ortodontici, può influire positivamente o negativamente sul tono muscolare posturale di tutto il corpo: letteralmente “dalla testa ai piedi”.

Utilizzando i tests kinesiologici è possibile identificare, con una accuratezza impensabile con i mezzi tradizionali, la corretta posizione della mandibola rispetto ai mascellari e la giusta dimensione verticale.
Va tuttavia fatto notare come il tono dei muscoli mandibolari sia strettamente collegato a quello di tutti gli altri muscoli del soggetto.

Questo dato clinico è facilmente evidenziabile attraverso i tests: l’organismo è una unità funzionale ed è improprio suddividerlo in sotto-unità autonome. Ne consegue che un’occlusione scorretta, a causa di otturazioni o protesi incongrue, produrrà alterazioni del tono muscolare in altri distretti favorendo l’insorgere di patologie in zone assai distanti dalla bocca. Ed è vero anche il contrario: un’attitudine posturale scorretta, qualunque ne sia la causa, indurrà inevitabilmente una più o meno importante dislocazione mandibolare.

Può dunque accadere che opportuni plantari vengano usati nelle fasi preparatorie di talune terapie ortodontiche o gnatologiche o che, all’opposto, incongrui interventi odontoiatrici modifichino la modalità di appoggio del piede.
Contestualmente vi saranno ovvi adattamenti muscolo-scheletrici (posturali) lungo tutto l’asse corporeo.
Tali interferenze sono dette “discendenti” quando l’impulso posturale scorretto parte dalla mandibola, “ascendenti” negli altri casi.

I tests kinesiologici evidenziano facilmente come il tono muscolare, compreso quello dei muscoli mandibolari, possa essere pesantemente influenzato anche da stimoli metabolici e/o emozionali.
La presenza di componenti extra-occlusali è di riscontro assai frequente in ogni patologia dell’articolazione temporo-mandibolare.
L’intervento dello “gnatologo” (dentista che cura i difetti della dinamica mandibolare) acquista dunque un’importanza assai superiore che nel passato in quanto può contribuire a risolvere disfunzioni o patologie dolorose anche in distretti diversi dalla bocca quali la colonna vertebrale, le spalle, gli arti ecc.
Negli atleti, ad esempio, riequilibrando accuratamente l’occlusione si possono ottenere significativi miglioramenti delle prestazioni in gara.

Prescindendo dalle tensioni muscolari che prendono origine da fattori extra-orali (dieta, emozioni, traumi ecc.) che vanno comunque corretti, la terapia gnatologica ha per obbiettivo un adeguato riposizionamento mandibolare.

A questo scopo è necessario agire sia sulla forma e disposizione dei denti, sia sul tono dei muscoli coinvolti nella deglutizione.
Nei casi in cui l’errore di posizionamento mandibolare è minimo ed imputabile con assoluta certezza (avendo escluso qualsiasi altra interferenza neuromuscolare) alla disposizione dei denti o ad otturazioni e protesi incongrue, può essere sufficiente intervenire con cauti rimodellamenti e molaggi.
Negli altri casi lo strumento principale con cui iniziare la terapia gnatologica è costituito da una placca in resina (bite) applicata sui denti che, accuratamente bilanciata, consente sia di eliminare i contatti scorretti sia di indurre il giusto tono muscolare. Contestualmente scompariranno i sintomi che dipendono dalla bocca.

Modificando progressivamente la placca ed eliminando, con opportune terapie (dieta, manipolazioni ecc.), le tensioni neuro-muscolari d’altra origine si giungerà ad una posizione mandibolare ottimale. Fatto questo, sarà necessario stabilizzare la nuova posizione con interventi ortodontici, protesici o di modifica delle otturazioni in modo da ottenere un corretto appoggio dentario in deglutizione.